La vespa assetata

Angelo Giarnese

La vespa assetataDopo voli sfrenati e rincorse
con lo sciame d’amici o da sola,
una vespa d’un tratto s’accorse
d’aver fiamme nell’arida gola:

una brama impetuosa di bere
la sospinse tra fiori e tra piante
fino a quando non vide un bicchiere
colmo d’acqua pulita e invitante.

Era posto sul prato in giardino
dove, accanto, imitando la guerra
con fucili di legno un bambino
si svagava disteso per terra.

Fu veloce e non ebbe paura
di volare sul bordo lucente
poiché forte bruciava l’arsura,
le annebbiava la vista e la mente.

Sorseggiando quell’acqua gentile
finalmente spegneva il suo fuoco
ma non vide appressarsi il fucile
che sparò un bum, di colpo, per gioco;

e la povera vespa sorpresa
cadde in acqua con le ali e col dorso
e annaspando, impaurita, indifesa,
affogava e chiedeva soccorso;

il bambino provò una gran pena,
a sentire il ronzio disperato:
con sgomento interruppe la scena
riversando l’insetto sul prato.

Fu così che a contatto col suolo
si riprese la vita e il coraggio:
s’asciugò preparandosi al volo,
guardò il cielo… e s’alzò per il viaggio.

Con un lungo sospiro il bimbetto
imparò dall’angoscia patita
che son degne d’amore e rispetto
tutte quante le forme di vita.

 


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