La mucca Matilde

Sanja Rotim

La mucca MatildeAdele, una ragazza di tredici anni, abitava in campagna con i genitori e quattro fratelli. I suoi avevano un’azienda agricola. Possedevano tre capre, un asino e una mucca di nome Matilde che era la loro principale risorsa economica. Per questo motivo stavano sempre attenti a darle il miglior cibo, la portavano nei posti più belli per pascolare, sceglievano il fieno più morbido per prepararle un letto adeguato. Mentre la mungevano, lasciavano accesa la radio per farle ascoltare la musica classica. Si diceva che così avrebbe dato più latte e infatti lei apprezzava molto questa abitudine. Ad Adele a volte Matilde sembrava una vera principessa. I suoi genitori preparavano formaggi di tutti i tipi, yogurt e altri latticini. Nel paesino dove vivevano non c’erano negozi vicini, così gli abitanti compravano da loro il latte: ogni sera passavano per prendere la loro bottiglia con il latte appena munto della mucca Matilde.

C’erano anche altri agricoltori in paese, la concorrenza era seria. Così i suoi dovevano stare molto attenti alla qualità dei loro prodotti considerando che avevano anche una famiglia numerosa da sfamare. Di sabato c’era il mercato settimanale dove tenevano il loro banco. Sua mamma era sempre indaffarata ad allestirlo nel miglior modo possibile per attirare nuovi clienti e non perdere quelli affezionati. Qualche volta l’aiutava Adele portando dei fiori raccolti nei campi e facendo piccole composizioni da mettere tra i vari piatti di formaggi e le bottigliette dello yogurt. Anche i suoi fratelli erano d’aiuto ai genitori, per esempio portando le capre a pascolare.

“Renata, io sono preoccupato per Matilde”, disse un giorno il papà a sua moglie. “Mi sembra che ogni giorno abbia meno latte. Ma com’è possibile?”

La cameretta di Adele si affacciava sulla stalla di Matilde. Una sera le era sembrato di scorgere qualcosa che si muoveva fuori dalla stalla, però poi si era convinta che erano le ombre degli alberi. Ma la sera successiva aveva ancora visto qualcosa e si era messa a guardare meglio per capire. Ha capito che era Matilde, uscita dalla porta sul retro che rimaneva sempre aperta per andare da qualche parte. “Ma dove può andare a quest’ora?” pensava Adele. “Magari ha perso qualcosa mentre pascolava e va a cercarlo. Ma a questo punto sarebbe uscita di giorno a cercarlo e non di nascosto. Oppure ha un fidanzato con cui si incontra”, le veniva un po’ da ridere pensando a Matilde innamorata.

“Domani glielo chiederò”, si disse Adele. Infatti, il giorno dopo, appena alzata e incuriosita molto dalla faccenda, era andata subito nella stalla. “Matilde, io so il tuo segreto.” Matilde le sembrava molto spaventata. “Di quale segreto parli?”. “Ti vedo di sera uscire e andare da qualche parte, chi incontri?”. A questo punto Matilde non poteva negare, doveva ammetterlo. “Mi dici perché, muoio dalla voglia di saperlo?” “Preferisco se vieni stasera con me a vedere”, rispose Matilde. “Non vedo l’ora, Matilde, non è che ti devi sposare o cose del genere?” “Ragazzina, ragazzina…”, le sorrise.

Come concordato, quella sera uscirono insieme. Adele si rese conto che si stavano dirigendo verso la casa del signor Roberto, anche lui come i suoi genitori possedeva un’azienda agricola. A dire il vero era il concorrente più temibile di suo papà. Al mercato avevano il banco vicino. Matilda l’aveva portata nella stalla. Lì c’erano una mucca tutta magra che sembrava malata e un vitellino che piangeva. Matilde gli era andata incontro e l’aveva allattato. “Ho fatto, torniamo alla svelta a casa”, le disse Matilde,” ti racconterò tutta la storia lungo il tragitto”. “Come era tenero quel vitellino. E quella mucca perché è così magra? Che cosa ha?”. Matilde le raccontò che un giorno mentre pascolava aveva conosciuto la mucca Erminia, la quale le aveva confidato che aspettava un vitellino e che era malata. Per cui non era sicura di poterlo allattare. Così quando era nato il vitellino, le aveva chiesto aiuto. “Capisci che, se i tuoi lo vengono a sapere, mi potrebbero chiudere dentro la stalla e chissà che fine farebbe il vitellino. Mi spiace un po’ per i tuoi genitori perché mi sembra di tradirli. Loro mi trattano sempre così bene, ma io lo faccio per una nobile causa.” “Ha ragione” pensava Adele. “Non dirò niente, non voglio che muoia il vitellino, anche se è del signor Roberto.” “Il Signor Roberto lo sa?” chiese. “Sì, per questo lascia la stalla aperta. Però non vuole farsi vedere perché sì vergogna un po’, ha la sensazione di rubare qualcosa ai tuoi”.

Così passarono alcune settimane e Adele manteneva il suo segreto. Invece i suoi genitori sembravano molto preoccupati per Matilde che volevano chiamare un veterinario. “Ma no, papà, abbiamo studiato a scuola che ci sono dei periodi in cui le mucche danno meno latte, poi dopo recuperano” e così era riuscita a convincerli.

Che sorpresa, un giorno alla loro porta si presentò il signor Roberto con il vitellino. “Vi regalo questo vitellino. Sua mamma è andata in cielo e lui è tanto triste che non vuole alzarsi in piedi. Con Matilde di sicuro si sentirà meglio”, ma il resto della storia non l’aveva raccontato. I suoi genitori si stupirono da tanta generosità. Continuarono a ringraziarsi a vicenda, anche se non capivano bene i motivi di questo gesto. “Sapete una cosa? Potremmo fare una società insieme, credo che unirci converrebbe sia a voi che a me”, disse il signor Roberto. “Non ci ho mai pensato, ma forse hai ragione tu”, rispose il papà di Adele. Matilde e Adele si guardarono contente, il vitellino si rannicchiò vicino alla sua nuova mamma. All’inizio il vitellino era un po’ triste, ma Adele e i suoi fratelli gli dedicarono molto tempo. Dopo qualche mese, tutti si accorsero che si stava riprendendo. Anche Matilde stravedeva per lui e lo curava con amore.

Da allora vissero tutti felici e contenti. Chi fa del bene agli altri, gli altri faranno del bene a lui.

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